Lo “Hyakumonogatari Kaidankai”

Hyakumonogatari KaidanDurante il periodo di Edo (1603 – 1868), fra i samurai, almeno inizialmente, andava di voga un gioco, piuttosto particolare, diremmo: l’Hyakumonogatari Kaidankai (“Raccolta di 100 racconti sopranaturali”).
Il gioco iniziava al calar delle tenebre. Le regole erano semplici e non esistevano vincitori e vinti. Richiedeva solo una bella dose di coraggio.

In una stanza venivano accese 100 candele, attorno alle quali sedevano altrettanti partecipanti. A turno, ognuno doveva raccontare una storia di fantasmi, un racconto folkloristico, un evento sopranaturale; al termine doveva spegnere una delle candele.

Con una candela spenta dopo ogni racconto, l’ambiente diventava sempre più scuro e, alla fine, con lo spegnimento dell’ultima candela, il buio era assoluto: quello era il momento in cui si sarebbe manifestato qualche evento sopranaturale, in cui gli spiriti evocati si sarebbero rivelati.
Data la grande tensione, con i racconti e l’ambiente sempre più buio, anche i samurai più coraggiosi non resistevano fino all’ultimo racconto: capitava spesso che si arrivasse solo al 99imo racconto.

Non è nota l’origine del Hyakumonogatari Kaidankai.
Inizialmente era giocato dai samurai e aveva valore di testare il coraggio degli appartenenti alla classe dei guerrieri. Successivamente il gioco si diffuse anche tra i contadini e le gente di città.
I racconti, utilizzati nel gioco, erano conosciuti, e lo saranno anche nei secoli successivi, con il nome di kaidan.
Il kaidan – termine molto in voga nel periodo di Edo – identifica una storia di fantasmi, una storia dell’orrore, del sopranaturale. Ormai è caduta in disuso sostituita da termini più moderni: una storia kaidan è ora semplicemente una storia dell’orrore. Erano racconti, anche brevi, intrisi di insegnamenti buddisti, avevano una morale didattica.

Hyakumonogatar KaidankaiAll’inizio il gioco era popolare fra gli aristocratici della classe guerriera, ma poi acquistò reputazione favorevole tra la classe dei contadini e dei cittadini. Con l’aumento dell’interesse in kaidan sempre nuovi ed originali, la gente prese a cercare racconti in tutto il Paese: racconti del mistero, molti dei quali combinati ad un miscuglio di fantasmi vendicativi ed elementi del karma buddista.

Un vero fenomeno popolare: il successo dell’ Hyakumonogatari Kaidankai umito alle nuove tecnologie di stampa, hanno portato al boom di pubblicazioni basate sui kadan. Nel racconto “Otogi Monogatari” (1660) di Ogita Ansei è descritta una versione del gioco in cui alcuni giovani samurai si cimentano nella narrazione di kaidan; quando un samurai finisce il centesimo racconto, comincia a spegnere l’ultima candela quando vede scendere su di lui una grossa mano nodosa; mentre alcuni samurai si rannicchiano per la paura, un colpo di spada rivelò che la mano era solamente l’ombra di un ragno.
Nel 1677 venne pubblicato Shokoku Hyakumonogatari, (100 Racconti di molti paesi) il primo libro a servirsi della parola Hyakumonogatari. Era una nuova moda letteraria, “Kaidan-shu”: libri che contenevno 100 racconti kaidan che potevano essere utilizzati nel gioco. Queste pubblicazioni erano così popolari che continuarono anche dopo che il gioco cadde in disuso.
L’intero Giappone, specialmente quello rurale, venne percorso in lungo e in largo alla ricerca di nuove storie originali e paurose da poter inserire in qualche Kaidan-shu e quindi da utilizzare nel gioco.

Due secoli dopo, molti di questi racconti vennero raccolti da Lafcadio Hearn, uno scrittore di origini irlandesi, che visse 14 anni in Giappone, dal 1890 al 1904. Il suo libro: “Kwaidan: Stories and Studies of Strange Things”, pubblicato nel 1904, poco prima della morte di Hearn, era una collezione di storie di fantasmi e leggende provenienti dal Giappone del periodo di Edo.
La versione digitalizzata del libro la si può trovare su www.sacred-texts.com.

Autore : Cristiano Suriani

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